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IL CENTRO-DESTRA GOVERNERA' IL PAESE GRAZIE ALL'ULIVO
Chiaravalle 16 maggio 2001

Non è una battuta, ma una convinzione meditata da tempo per aver vissuto una legislatura in cui, dal giorno dopo le elezioni del 1996, nessuno ha voluto fare il gruppo dell'Ulivo, neppure Prodi, e in cui dopo il successo dell'entrata in Europa, dovuto in gran parte alla saggezza ed alla capacità dell'allora Ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi, non c'è stata alcuna capacità, se non in rari momenti del Governo Prodi e del Governo D'Alema, di governare le diversità dei partiti della coalizione, che potevano essere una ricchezza, ma che invece hanno logorato lo stesso progetto politico in una continua rissa per la spartizione del potere.

Ciò che è avvenuto al "tavolo romano" in cui si sono definite le candidature nei collegi, conferma quanto sopra ho affermato, che cioè si è "giocato" per perdere la partita e non per vincerla. Anziché scegliere le candidature migliori, espressioni della società civile, si sono privilegiati parenti, amici e funzionari di partito. Ognuno ha fatto quadrato delle proprie legioni, cercando di portare a casa "un soldatino di piombo" in più. Al tavolo delle candidature sono stati smentiti sia Veltroni, che Folena, i quali avevano assunto precisi e pubblici impegni nei confronti dei Repubblicani Europei e della sottoscritta, definita una "bandiera per il centro-sinistra" per la coerenza e l'impegno politico dimostrato, che pure aveva dato la sua disponibilità a farsi da parte. Con un colpo di spugna furbi-mediocri luogotenenti della politica hanno cancellato la rappresentanza dei Repubblicani Europei dal Parlamento. Un centro-sinistra che fa questa operazione e non candida nessun repubblicano, neppure nei collegi perdenti, o è miope o è colpevole.

Non diamo allora responsabilità a Bertinotti o a Di Pietro, quando non c'è stata la volontà e l'intelligenza di recuperarli al progetto, a fronte di una battaglia che si sapeva molto difficile. Se, per esempio, si fosse fatto lo sforzo per un aumento delle pensioni al minimo, piuttosto che sulla eliminazione dei tickets, sui quali, peraltro, le Regioni saranno costrette a ritocchi, e sulle questioni della legalità, sicurezza e riforma elettorale, non avremmo perso pezzi determinanti per la vittoria. Siamo arrivati addirittura a non riconoscere nell'Ulivo i Repubblicani Europei, che erano tangibilmente presenti a tutti i tavoli dell'Ulivo, a tutti i livelli, e che sostenevano e sostengono con lealtà le amministrazioni di centro-sinistra, così come avevamo sostenuto il Governo, senza chiedere ricompense, o accampare diritti o peggio ricattare, come facevano in molti, purtroppo con successo.

L'On. Rutelli, per scusarsi di aver tenuto lo stesso comportamento degli altri, e cioè di aver fatto i "fatti suoi", portandosi in Parlamento un manipolo di "suoi pretoriani", senza badare se fino al giorno prima avevano "razzolato" nel pollaio di Forza Italia (vedi l'On. Lusetti preferito a Francesco Merloni) , ha argomentato che noi Repubblicani Europei eravamo stati esclusi, forse perché dovevamo entrare nel Girasole o nella Margherita, fingendo di non sapere che il PDCI era presente a quel tavolo nonostante non si fosse "intruppato", proprio come noi. D'altra parte all'On. Parisi non interessava allargare la Margherita, aggiungendo un petalo, poichè avrebbe dovuto cedere un solo seggio. Ancor meno interesse ad aggregare i Repubblicani Europei, aveva il Girasole, dovendo candidare al mio posto Lion, per riagganciare, nella città di Senigallia, i Verdi al carro DS, e stendere così una coltre di silenzio sui grandi problemi della città, che alcuni cittadini dicono essere oppressa da un gruppo di potere trasversale che gioca con le "quote di cemento".

A consolazione e per celia posso dire che Luciana Sbarbati e i Repubblicani Europei nel Collegio n. 9, sono il partito di maggioranza relativa, con il 20,9% dei consensi, liberamente espressi. Forse questo collegio e la regione e il Paese hanno perso una opportunità politica, e cioè quella di mantenere collaborazione e dialogo con una forza laica, che ha superato i cento anni di storia e i cui principi ed ideali rappresentano una garanzia di democrazia e libertà. Si è colmata la misura con appelli al voto, stranamente fatti solo nel mio collegio, firmati da rappresentanti delle istituzioni non in qualità di privati cittadini, ma utilizzando la carica pubblica, per scopo politico-partitico. Forse costoro hanno dimenticato che sono stati eletti anche con i voti dei Repubblicani Europei. Una nota positiva è invece l'affermazione forte e netta del Movimento dei Repubblicani Europei in tutti i comuni delle Marche, e di altre regioni (Lazio, Calabria, Puglia, Lombardia) nei quali ha superato abbondantemente il 4%, riconfermando i consiglieri e aumentando in qualche caso il loro numero. La mia battaglia, che ho definito di resistenza e di esistenza nei confronti di chi stupidamente ci voleva cancellare, si è rivelata positiva.

 
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