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Intervento On. Sbarbati Luciana al 3° Congresso Nazionale SDI
Fiuggi - 3 aprile 2004

Un affettuosissimo cordiale saluto a Enrico Boselli e a tutti i compagni socialisti che sono dietro e avanti a me. Viene dal cuore e da una lunga amicizia con molti di loro, con i quali ho condiviso tante battaglie nel Parlamento Italiano per la difesa di quelli che io considero i diritti essenziali: il diritto alla scuola, il diritto alla salute, il diritto alla gioia e alla felicità per tutti . Il diritto ad una giustizia più giusta e meno forcaiola, il diritto ad essere cittadini e non sudditi.
Non ha caso sono qui e non soltanto perché facciamo parte insieme di quella che è l'unica novità del panorama politico italiano: la Lista unitaria "Uniti nell'Ulivo per l'Europa" di Romano Prodi. Ma è anche perché mi collega a voi un pensiero che è un pensiero sociale, un pensiero che ha radici lontane e che il più delle volte si è incontrato con quello che è il pensiero politico socialista. Qualche volta si è anche scontrato, ma essenzialmente siamo stati sempre da una sola parte. Abbiamo lavorato per l'Italia nel periodo delle grandi emergenze democratiche; continuiamo a lavorare per l'Italia per dare ad essa un futuro nell'Europa.
Sono sempre più convinta che oggi la scena politica è dominata da una sola grande battaglia, non per la politica nazionalista, ma per la politica estera . E' la politica estera che dà le coordinate per percorsi nazionali ed è in politica estera che si giocano oggi anche gli sviluppi delle politiche nazionali, gli sviluppi della politica mondiale e globale. Perché o noi siamo dalla parte di chi vuole un multilateralismo democratico, pluralista, aperto alle grandi sfide del XX secolo o noi siamo dalla parte di un nuovo imperialismo, che svuota la democrazia con le armi e che mette in gioco i grandi equilibri, costruiti faticosamente nel secondo dopo guerra, con un vulnus profondo al diritto internazionale e alle grandi organizzazioni internazionali, come l'ONU .
Noi siamo dalla parte di chi vuole la pace, ha ragione Boselli, ma non siamo pacifisti "senza se, senza ma", perché la politica estera, amici, non è una questione di coscienza! E' una questione di governo, ed è altra cosa! Lo devono capire tutti: tanto coloro che stanno qui al centro, che coloro che militano all'estrema sinistra: è una questione di governo. Allora le cose sono due o la sinistra italiana o il centro sinistra o Ulivo vuole essere partito di governo, coalizione di , oppure no! E se vuole essere coalizione di governo occorre che sposi una politica estera altra, diversa, responsabile, che viaggi su coordinate che non sono comuniste, nè demagogiche, che guardi alla pace come qualcosa che si deve prima di tutto costruire attraverso politiche sociali di coesione, di giustizia, di riequilibrio della ricchezza, che oggi è così concentrata nelle mani di pochi e in così poche parti del nostro globo .
E' una sfida storica, grande, aperta, soprattutto per noi che ci teniamo a dire con orgoglio che siamo di sinistra, quella di riequilibrare le grandi sacche di povertà del mondo. Allora cari amici siamo di fronte ad una partita epocale, che non è quella di Prodi contro Berlusconi, ma è la partita di chi vuole un'Europa comunitaria, un'Europa in cui il liberismo deve essere corretto con politiche sociali altre e più alte, perché in gioco non c'è soltanto la visione del capitalismo, e chi invece resta conservatore.
Oggi la società del lavoro è senza lavoro. Qui si è parlato di lavoro intermittente, di co.co.co.: tutto quello che avete detto è sacrosanto, ma una società senza lavoro è una società squilibrata, una società in cui le persone prima o poi si scontrano, in cui la pace stenta a vivere, perché le contrapposizioni diventano sempre più violente e sempre più sono utilizzate in funzione violenta.
La questione delle questioni credo è quella delle nuove generazioni, che, in maniera trasversale, oltre i blocchi sociali, ci chiedono una domanda di senso, a cui rispondere. Perché le scelte politiche non possono essere tarate semplicemente e soltanto sul tavolo dell'economia e delle questioni economiche a livello internazionale.
Se la politica economica è stata globalizzata, non abbiamo saputo globalizzare la politica tout court. E allora a questa Europa comunitaria, che è l'Europa di Spinelli, di De Gasperi, noi chiediamo una voce politica autorevole, la fisionomia di un soggetto politico, che oggi si allarga da 15 a 25 paesi, che possa avere una voce nel mondo.
Non un' Europa guerrafondaia, che mostra i muscoli contro il colosso statunitense, ma la voce di un'Europa potenza civile, di un'Europa che ha costruito Istituzioni che ci hanno regalato sessanta anni di pace, dopo la seconda guerra mondiale e dopo l'olocausto, che può parlare al mondo esportando civiltà, cultura, democrazia, non con le armi, ma con l'esempio di istituzioni salde e autorevoli, rese più forti dalla convergenza di tutti gli stati europei, che cedono un terzo di sovranità a una sovranità più alta. L'Europa che deve parlare con una sola voce: la voce di una civiltà avanzata e democratica. Questo è quello che noi vogliamo!
E' la domanda che ci viene dal mondo dei giovani, circa un milione in Europa, per l'Erasmus, che vivono già secondo lo stile europeo, che parlano il linguaggio europeo, che fraternizzano con i loro coetanei in Europa. A questi giovani dobbiamo rispondere che nella politica noi vogliamo portare qualche cosa di più.
C'è qualcosa di più alto che si chiede ai riformisti e cioè di non parlare soltanto dell'economia. Dobbiamo sapere parlare un linguaggio politico, che è quello del coraggio; il coraggio che in una Sinistra progressista, laica, riformista non può mancare: quello di mettere il dito nella piaga dei grandi mali del nostro secolo, nel divario tra nord e sud, tra chi ha tanta ricchezza e chi non ha nulla, nelle multinazionali che finiscono per brevettare perfino le sementi, che potrebbero dare il pane e sfamare migliaia di persone che muoiono. Si brevettano le sementi, che invece sono patrimonio originale dei contadini e dell'intera umanità.
Sono queste le grandi questioni che toccano i cuori, i sentimenti dei nostri figli. Questa è la domanda di sempre, che ci fanno tutti i giorni, chiedendoci di dire qualcosa di altro, e non "qualcosa di sinistra" per fare slogan, ma qualcosa di sano, di pulito, di democratico, di liberale.
In un mondo dove tutto sta cambiando, in un mondo dove le donne ritentano la partita della parità, che è costantemente violata (e lo abbiamo visto con lo statuto delle donne in Marocco, lo abbiamo visto con il Premio Nobel dato ad una iraniana, che ha difeso il principio "libera chiesa in libero stato" in Iran), c'è qualcosa d'altro che si muove: ci sono partite più impegnative sulle quali un vero progetto riformista dovrà prendere posizione.
A me non piace la grande polemica "riformista - riformatore". Bisognerà che ci intendiamo: le speculazioni semantiche possono essere oggetto di approfondimenti intellettuali, ma in politica bisogna essere chiari e adottare un linguaggio che viene percepito da tutti. Chi ci sta di fronte ci chiede chiarezza, semplicità, ci chiede la parola che arriva al cuore. Perché nessuno di noi è pronto ad alzarsi in piedi e dire con coraggio "mi metto in gioco", se non sente dentro la spinta per scelte che sono importanti, che riguardano la propria vita, ma anche la vita di tutti gli esseri umani .
Siamo insieme nella grande lista Uniti nell'Ulivo per l'Europa: ci siamo, noi come voi, come forze più piccole, ma con grande dignità, con il coraggio e la passione di chi ha resistito a tutte le tentazioni omologanti. Abbiamo resistito perchè la dignità, l'autonomia, la libertà delle espressioni, delle proprie idee, delle proprie convinzioni, della propria storia, non ce la può rubare nessuno. Lista unitaria e partito riformista non significano omologazione, ma neanche contaminazione. Io mi sono stancata di queste parole d'ordine: non esiste contaminazione, la contaminazione è qualcosa di negativo, amici. La contaminazione è per le pestilenze, per il berlusconismo. Il nostro stare insieme non è pestilenza. E' ricchezza di diversità, che convergono su un progetto, purchè noi abbiamo la capacità di governarlo e di metterlo assieme . Servono idee, servono contenuti, serve il coraggio e la responsabilità per battere un centro destra che mette in campo sessanta milioni di euro o il doppio, visto che la cifra raddoppia di giorno in giorno.
Bene noi mettiamo in campo sessanta milioni di cuori, di intelligenze e di passioni: sconfiggeremo la destra , andremo in Europa e avremo l'Europa che noi vogliamo.


 
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