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"IO, UNA DONNA CONTRO LA POLITICA DELLA GIUNGLA"
Lista unitaria e presenza femminile
Intervista alla repubblicana Luciana Sbarbati

EUROPA del 22 aprile 2004
di Giovanni Cocconi


Il partito repubblicano? Molto maschilista. La politica? Una giungla. Le donne? Devono sapere che nessuno ti regala niente. La Sbarbati che non t'aspetti. Unico segretario donna di un partito, la repubblicana Luciana Sbarbati promette che la vera novità della lista Prodi sarà la presenza femminile. "Supereremo la quota prevista dalla legge. Questa, almeno, è la nostra volontà".

Vi impegnerete anche perché siano votate?

Certo, non basta candidare: bisogna anche sostenere. Ogni partito deve impegnarsi per far eleggere le candidate che propone. E la lista si deve impegnare come fosse un unico corpus. Non solo i partiti, anche la società civile, organizzata nelle varie componenti, dai circoli alle associazioni culturali e non profit, può giocare lo stesso ruolo. Credo sia una questione di cultura è sensibilità politica. Spetta anche alle donne fare delle scelte nei confronti delle donne.

Cosa intende?

Le donne devono avere fiducia nelle candidate donne e sostenerle, così come gli uomini, anche perché le candidature che metteremo in campo sono tutte di qualità.

E il programma insisterà sulle pari opportunità?

Giuliano Amato l'ha già fatto capire. L'altro giorno ha insistito molto su questo tema. Anche perché in questo momento di recessione le donne sono particolarmente svantaggiate e hanno bisogno di sostegno politico-sociale. E poi c'è uno spazio di affermazione nel mondo politico che va rispettato.

Lei quando ha iniziato a fare politica?

Molto giovane, come consigliere comunale a Chiaravalle, ma per far contento mio padre che era un vecchio repubblicano. Un'esperienza simpatica ma poco affascinante. Io ho sempre vissuto in un partito profondamente maschilista: in sessant'anni di vita democratica il partito repubblicano ha eletto solo due donne, Susanna Agnelli e Luciana Sbarbati. Dopo l'esperienza in consigliocomunale ho lasciato per dedicarmi agli studi universitari, alla famiglia e poi al lavoro. Per la famiglia ho rinunciato alla carriera universitaria, alla Lumsa di Roma. Ho fatto l'insegnante di storia, filosofia e lettere, poi sono diventata preside e ho continuato a farlo per 18 anni.
Accanto a questo c'è stata la famiglia: un marito e due figli.

Poi è tornata alla politica...

Nel '90 Giovanni Spadolini mi chiese un impegno maggiore. Fui catturata dalla battaglia di Giorgio La Malfa per una maggiore pulizia e onestà nel partito. E nel '90 mi sono candidata alle regionali.

La sua famiglia l'ha appoggiata?

Sì, è stata una scelta condivisa. Mio marito, che mi aveva già detto no per la carriera universitaria, naturalmente mi ha sostenuto. La Malfa e Spadolini erano con me, ma. nelle Marche ho avuto tutto il partito contro.

Perché era una donna?

Perché ero una donna che poteva dar fastidio. Non venivo dalla gavetta politica. Dal partito ho ricevuto anche insulti, spudoratezze, illazioni. La mia è stata una campagna tutta extrapartito però alle regionali sono arrivata al secondo posto prendendo una marea di voti. E poiché il trattamento del partito non mi era piaciuto, mi sono intestardita e mi sono candidata anche alle politiche nel '92. Sempre con l'appoggio di Spadolini.

Il partito in questo caso è stato più carino?

Ha remato ancora cóntro, ha fatto catenaccio perché ero una donna che si era affermata nella vita senza chiedere niente a nessuno, facendo sacrifici personali, lavorando e studiando. Vengo da una famiglia modesta di operai di cui sono molto orgogliosa. Sono riuscita ad avere il seggio pieno grazie alla preferenza unica, altrimenti mi avrebbero fregato.

Cosa serve a una donna per fare politica?

La volontà. E soprattutto pensare che nessuno ci regala niente, che non è una passeggiata. La politica è una bella giungla anche se non è giusto che sia così.

Dicono che le donne siano più concrete?

È vero. La donna non deve rinunciare alla sua specificità di genere e proprio per questo dimostra una maggiore concretezza e sensibilità verso certi problemi. E poi è meno esposta alla corruzione: siamo molto più intransigenti.

I cinque capolista saranno donne?

Valuteremo nell'interesse della lista e del progetto.

Candiderete Lilli Gruber?

Nelle riunioni non ho mai sentito quel nome fino ad ora.

 
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