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CURIOSITA'
Lettera
sulla laicità dello Stato
Lettera
inviata da sedici parlamentari a Giuliano
Amato e Francesco Rutelli sui temi della
laicità dello Stato
Giuseppe
Ayala, Giorgio Benvenuto, Giorgio Bogi,
Furio Colombo, Stelio De Carolis, Franco
Debenedetti, Tana De Zulueta, Antonio Duva,
Andrea Manzella, Giovanni Marongiu, Gianantonio
Mazzocchin, Federico Orlando, Stefano Passigli,
Luigi Petrini, Luciana Sbarbati, Demetrio
Volcic.
Convieni
certamente con noi che l'esperienza dei
primi cinquant'anni di storia repubblicana
si è fondata su un equilibrato rapporto
tra le ragioni dei laici e quelle dei cattolici.
Il quadro unificante della Costituzione
repubblicana ha permesso di superare sia
antiche tensioni sia momenti di divisione
più recenti quali le leggi sul divorzio
e sull'aborto e i referendum popolari in
materia. Tutto ciò è stato
di sicuro beneficio per il Paese e appare
rischioso non avere cura attenta per l'equilibrio
raggiunto, che ha rappresentato un fndamentale
elemento per il funzionamento del sistema
politico e un fattore stabilizzante delle
dinamiche della società.
E' un
fatto, tuttavia, che un tentativo di alterazione
si è manifestato in questi ultimi
tempi, assumendo via via forme diverse.
Il rifiuto, in nome di certezze assolute,
di conclusioni della ricerca scientifica
che rappresentano un sicuro progresso per
l'umanità; la ripresa, in singolare
contrasto con l'evoluzione del costume e
quindi senza reale capacità di governo
sociale, di una pressione sui temi fondamentali
della famiglia, del matrimonio e della sessualità;
la contestazione della visione della scuola
come ambiente formativo aperto al confronto
delle culture diverse e quindi necessariamente
aconfessionale e laico; il riemergere nella
Curia e nell'Episcopato italiano di tendenze
che contraddicono l'apertura ecumenica al
mondo moderno: come testimonia da ultimo
l'episodio della beatificazione del papa
Pio IX e la lettera pastorale del Cardinale
di Bologna che propone criteri religiosi
per l'ingresso nella Repubblica italiana.
Lo Stato
democratico non può essere uno "Stato
etico"; ma lo Stato ha sempre bisogno
di principi e valori per il governo della
società. Ed essi possono nascere
solo da quel confronto di fedi, di culture
e di ideali che consenta un'intesa vera
sugli elementi fondanti della convivenza
della comunità. Il riconoscimento
dell'importanza di tutte le posizioni morali
e ideali non può dunque portare nella
vita dello Stato ad assumere posizioni che
si identifichino con uno solo dei termini
del confronto: se non, appunto, ferendo
il principio di equilibrio e di tolleranza
che è alla base stessa dello stato
moderno La coalizione di governo che ti
candidi a dirigere non può non porsi
questo problema di fondo, che sembrava risolto
e torna invece a manifestarsi con pericolose
conseguenze.
Le posizioni
recenti del leader dell'opposizione testimoniano
una grave sordità ad esso: e ciò
accresce la nostra e la Tua responsabilità.
Tutto bisogna fare perchè non sorga
neppure il timore che la coalizione di centrosinistra
possa finire per sottovalutare l'esigenza
di una chiara posizione sulla distinzione
tra sfera politica e religiosa. Essa è
costitutiva del tipo stesso di civiltà
europea alla quale l'Italia deve appartenere
ed è impossibile disconoscerne l'attualità.
Pare perciò a noi che il governo
della modernità - la sigla stessa
del centrosinistra - richieda oggi di riaffermare
con vigore il principio di quella distinzione,
che forze laiche e forze cattolico-democratiche
avevano egualmente contribuito a radicare
nella vita italiana e che abbiamo cercato
di difendere nel nostro impegno politico
e parlamentare. Saremo lieti di avere confermato
da te che questa è l'impostazione
che intendi difendere nella guida del centrosinistra
e che certo consentirà ad esso il
consenso più ampio
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