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INTERVENTI IN PLENARIA
Lavoro
sommerso
SEDUTA
DI MERCOLEDI' 6 SETTEMBRE 2000
Sbarbati
(ELDR), relatore - Signor Presidente,
colgo l'occasione per ringraziare la collega
Glase per la sua relazione, il cui contenuto
è di grande efficacia. Si tratta
di una relazione estremamente complessa
che, in sede di commissione, ho definito
per certi versi prudente: prudente per motivi
di necessità, se si considera che
la politica per l'occupazione concerne gli
Stati membri, e quindi non consente una
competenza effettiva e oggettiva del Parlamento
europeo, e quindi dell'Europa. Ci troviamo
dunque di fronte a un'oggettiva difficoltà
da superare, di non poco conto.
Come ha affermato poc'anzi la collega del
PSE, si tratta oggi di mettere a punto una
strategia nuova nell'ottica complessa dell'intero
problema del lavoro e dell'occupazione;
una strategia che inviti gli Stati membri
innanzitutto a rendere pubbliche le loro
realtà in merito al lavoro e al lavoro
sommerso.
A tutt'oggi non disponiamo di schede particolareggiate
relative a tutti gli Stati; non sappiamo
cioè quale sia l'entità del
problema in tutti gli Stati membri, né
lo sappiamo a fondo neppure relativamente
a quegli Stati che ambiscono ad entrare
nell'Unione europea.
Il problema è complesso: abbiamo
l'incidenza di una percentuale che tutti
gli anni cresce ed aumenta in relazione
alla crescita del prodotto interno lordo,
abbiamo un'incidenza del 15 per cento, estremamente
significativa come media nei paesi dell'Unione
europea, e questo dato deve farci riflettere.
Il lavoro nero, il lavoro sommerso, rappresenta
comunque per noi tutti, per definizione,
un abuso nei confronti di coloro che hanno
bisogno di lavorare, anche dal punto di
vista del prelievo fiscale, che deve garantire
la solidarietà. Si tratta dunque
di un delitto nei confronti della società,
del quale appunto ci dobbiamo far carico,
in quanto legislatori, nei termini che incidono
sulla nostra competenza diretta in materia.
Ritengo che, comunque, nella relazione ci
siano indicazioni attive, per esempio procedure
attive che si possono mettere in campo per
lottare contro questa piaga del lavoro nero
o sommerso.
Ho presentato alcuni emendamenti, già
accolti dalla relatrice, per cui non mi
soffermo su questi. Desidero dedicare soltanto
una parola, per il tempo che mi resta, su
un emendamento che mi sta particolarmente
a cuore e che penso abbia avuto qualche
difficoltà ad essere valutato obiettivamente:
si tratta dell'emendamento riguardante il
lavoro nero dei minori, che qui spiegherò
sinteticamente.
Si afferma che in Europa il lavoro minorile
non esiste, che forse esiste - come è
stato detto - in Italia e nei paesi del
sud. Non è così! Il lavoro
minorile esiste ovunque e dappertutto: fra
gli immigrati o gli extracomunitari, fra
tutti quei giovani che escono dalla formazione
prima della maggiore età, i quali
vengono sfruttati, sottopagati e non formati,
rappresentando così un serio problema
di sfruttamento e di lavoro sommerso perché
non hanno una qualificazione che possa essere
portata effettivamente alla luce e adeguatamente
retribuita. Il lavoro nero riguarda infine
anche minori al di sotto dei quindici anni!
Non fingiamo quindi che in Europa il problema
non esista, perché invece esiste
e anche su questo credo che il Parlamento
possa esprimere una parola definitiva, con
voce decisa, per confermare la maturità
sociale, democratica e politica di questo
consesso.
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