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INTERVENTI IN PLENARIA
Discriminazione
e parità di trattamento in materia
di condizioni di lavoro
SEDUTA
DI MERCOLEDI' 4 OTTOBRE 2000
Sbarbati
(ELDR), relatore. -
Signor Presidente, signora Commissario,
il nostro gruppo ha valutato positivamente
entrambe le relazioni e in particolare ha
voluto sottolineare come ci si sia tutti
concentrati sulla necessità di ampliare
il campo d'azione del programma con una
serie di emendamenti - che di fatto hanno
determinato una nuova casistica della discriminazione
- cercando di garantire l'uguaglianza di
trattamento a tutte le persone, a prescindere
dal sesso, dalla razza, dall'origine etnica,
dalla religione, dalle convinzioni personali,
dall'età o da tendenze sessuali.
Il gruppo liberale e democratico ha valutato
positivamente tutto ciò, ma in particolare
l'attività del Parlamento, che ha
voluto insistere, anche e soprattutto, sulla
prevenzione del fenomeno, oltreché
sulle buone prassi. Gli obiettivi concernenti
il miglioramento della comprensione del
problema nella sua profondità e nelle
nuove dinamiche in cui si manifesta, nella
sua ampiezza e nei suoi sviluppi, e soprattutto
l'intervento sugli attori che devono dare
attuazione alle buone pratiche suddette,
ci sono sembrati assolutamente convincenti.
Ma ancor più convincente c'è
sembrato il fatto che alla fine ci sia anche
un momento riservato alla valutazione degli
esiti dei processi e dei programmi, il che
è anche garanzia di equità,
di imparzialità, di trasparenza.
Mi voglio soprattutto soffermare sulle possibilità
di autonomia che vengono date agli Stati
membri, che devono concentrarsi su azioni
di alta qualità. Per la prima volta,
quindi, c'è un intervento diverso:
non ci sono finanziamenti a pioggia, ma
si va a verificare la qualità degli
interventi, si insiste su di essa; gli interventi
stessi devono poi essere monitorati e i
loro risultati devono essere divulgati.
Mi sembra un processo altamente positivo
e costruttivo, anche perché il risultato
può essere messo poi a disposizione
di tutti per migliorare le nostre future
azioni.
Mi soffermo anch'io sulla questione della
deroga religiosa. Mi ha fatto piacere che
in questo Parlamento si sia sollevato il
problema. Credo, effettivamente, che sia
un passo falso, che ci sia da discutere
e da riflettere su questa deroga. Voglio
soltanto sottolinearvi una questione per
tutte. Nel mio paese, l'Italia, una collega,
una professoressa di religione cattolica,
che però insegnava nella scuola di
Stato, è stata licenziata perché
è rimasta incinta, non ha abortito
e non era coniugata.
Quindi, se questo è possibile, vi
chiedo: sarebbe successo lo stesso senza
questo potere discrezionale delle autorità
religiose? Per paradosso posso aggiungere
che, se quell'insegnante avesse abortito,
nessuno si sarebbe accorto di niente e lei
avrebbe conservato il posto di lavoro; avendo,
invece, avuto rispetto per la sacralità
della vita e il suo diritto alla maternità,
lo ha perso per un'azione discriminante,
per me inqualificabile. Aggiungo che, se
fosse stata uomo, non avrebbe avuto problema
alcuno quanto al suo comportamento nella
vita privata, visto che ancora agli uomini
non cresce la pancia!
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