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INTERVENTI IN PLENARIA
Prosperità
e solidarietà tra le generazioni
SEDUTA
DI VENERDI' 15 DICEMBRE 2000
Sbarbati
(ELDR), relatore. - Signor Presidente,
signori della Commissione, colleghi, è
stato con immenso piacere che ho accettato
di essere relatore di questa importante
risoluzione del Parlamento europeo che prende
in considerazione uno dei problemi più
grandi che affliggono la nostra Comunità
europea: l'invecchiamento demografico.
Di fronte a questo problema occorre, infatti,
avere notevole sensibilità e lavorare
per creare quella solidarietà intergenerazionale
che è assolutamente necessaria per
contribuire a concludere delle serie e importanti
politiche d'approccio olistico e a realizzare
quella sicurezza sociale, quella protezione
sociale, e soprattutto per far sì
che nella concezione culturale di ogni paese
si affermi il concetto che l'anziano non
è un peso per la società ma
deve essere considerato come una risorsa:
innanzitutto una risorsa umana, poi una
risorsa sociale, poi ancora una risorsa
culturale e, infine, un grande patrimonio
di esperienza che deve essere consegnato
alle giovani generazioni.
Questi sono stati i motivi di fondo che
hanno consentito a me e all'intera commissione
per gli affari sociali di portare avanti
questa risoluzione e di concluderla con
il consenso di tutti. Per questo motivo
ringrazio tutti i colleghi per l'apporto
che hanno dato anche in fase di emendamenti
e i tecnici della commissione perché
sono stati elementi preziosi per portare
in porto la risoluzione.
L'Unione europea ha preso in carico questo
problema dal 1999, anno in cui le Nazioni
Unite hanno decretato l'Anno internazionale
dell'anziano. Siamo arrivati ora alla comunicazione
della Commissione e oggi siamo qui per votare
una risoluzione.
Questo passaggio è molto importante.
Noi crediamo che una politica che consideri
l'invecchiamento della popolazione in senso
attivo, che guardi cioè all'anziano
non come una persona che si spegne ma come
una persona che intende e vuole restare
viva - viva negli affetti, viva nelle capacità
professionali, viva nella volontà
di comunicare a tutti i livelli, non soltanto
i suoi sentimenti ma anche la sua professionalità,
la sua esperienza - sia il modo migliore
per coltivare e affrontare nuove politiche
che intendano soprattutto supportare la
coesione sociale e la solidarietà
intergenerazionale.
Certo, ci sono problemi complessi: c'è
il problema della sicurezza, c'è
il problema delle pensioni, c'è anche
il problema dell'assistenza che abbiamo
cercato di affrontare, che io ho cercato
di affrontare in questa risoluzione nel
modo più sereno ed efficace possibile,
anche perché sappiamo che l'assistenza
spesso è presa a carico dalle famiglie
e, in particolare, dalle donne che sopportano
questo peso spesso da sole e, per di più,
senza alcuna considerazione da parte delle
politiche sociali e delle politiche del
lavoro degli Stati membri.
Gli Stati membri devono quindi fare di più:
devono coalizzarsi, devono affrontare questo
problema in modo solidale e devono, soprattutto,
far sì che alla terza e alla quarta
età sia garantito il futuro. Il futuro
può essere anche un giorno, un minuto,
un secondo, ma vissuto nella consapevolezza
che è una vita intera e non una vita
dimezzata quella che aspetta l'anziano,
il lavoratore che ha cessato di lavorare,
l'uomo e la donna che ormai si orientano
nell'ultima fase della loro vita e che devono
poterlo fare con la necessaria serenità
e con la considerazione, da parte di tutti
noi ma soprattutto del mondo politico e
delle amministrazioni, che essi sono persone.
Ciò non va dimenticato.
Questo è il motivo fondante della
risoluzione che affronta diversi aspetti,
che vanno dal tempo libero all'occupazione;
occorrerà infatti far sì che,
quando si parla di approccio, di apprendimento
e quindi di volontà di costruirsi
la propria formazione e di istruirsi per
tutto l'arco della vita, ciò sia
vero anche per gli anziani, visto che lo
sviluppo tecnologico spesso emargina i lavoratori
anziani dalle nuove procedure di lavoro
e dalle nuove tecnologie. Occorrono quindi
aggiornamento massiccio, non discriminazione
sui luoghi di lavoro e non discriminazione
anche dopo il pensionamento, quando questi
lavoratori, queste persone possono usufruire
di tutto il loro tempo con una ricchezza
e una disponibilità diverse e possono
affrontare la vita in una maniera più
serena.
Ecco perché ci muoviamo in questo
senso e, soprattutto, verso le persone che
nella terza e quarta età purtroppo
diventano dei disabili. Sappiamo infatti
che la salute non è un bene infinito.
Nei confronti di queste persone gli Stati
membri devono attuare politiche diverse,
affrontando sia il tema della necessaria
assistenza sia il tema della copertura delle
spese, soprattutto per quei disabili le
cui famiglie non sono effettivamente in
grado di assumersene una presa a carico
definitiva e totale.
Sbarbati
(ELDR), relatore. - Signor Presidente,
ho accolto l'emendamento presentato dal
collega Pronk, sia il n. 2 che il n. 3,
in cui egli sostiene che va modificato il
testo e insiste sul concetto di sviluppo
demografico, piuttosto che invecchiamento
demografico.
Il problema è che, per quanto ci
riguarda come Unione europea, non possiamo
parlare di sviluppo perché non abbiamo
un autentico sviluppo demografico: la natalità
è bassissima mentre l'invecchiamento
aumenta. Pertanto la proposta - che mi pare
il collega Pronk abbia accettato - è
di parlare di un innalzamento dell'età
media della popolazione, per evitare un
concetto che può sembrare negativo
e per esprimere la questione nei termini
più tecnici, più giusti.
(Il
Parlamento approva la risoluzione)
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