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PARERI
PARERE
DELLA COMMISSIONE
PER LE PETIZIONI
destinato
alla commissione per le libertà e
i diritti dei cittadini, la giustizia e
gli affari interni sull'iniziativa della
Repubblica francese in vista dell'adozione
della direttiva del Consiglio concernente
il riconoscimento reciproco delle decisioni
di espulsione dei cittadini di paesi terzi
(10130/2000 - C5-0398/2000 - 2000/0819 (CNS))
Relatrice per parere: Luciana Sbarbati
PROCEDURA
Nella
riunione del 9 ottobre 2000 la commissione
per le petizioni ha nominato relatrice per
parere Luciana Sbarbati.
Nella
riunione del 27-28 novembre 2000 ha esaminato
il progetto di parere.
In quest'ultima
riunione ha approvato le conclusioni in
appresso con 8 voti favorevoli, 1 contrario
e 1 astensione.
Erano
presenti al momento della votazione Roy
James Perry (presidente f.f. e primo vicepresidente),
Proinsias De Rossa (secondo vicepresidente),
Luciana Sbarbati (terzo vicepresidente e
relatrice per parere), Herbert Bösch,
Felipe Camisón Asensio, Laura González
Álvarez, Jean Lambert, Ioannis Marinos,
Véronique Mathieu e María
Sornosa Martínez.
BREVE
GIUSTIFICAZIONE
1.
Scopo della direttiva.
L'iniziativa
del governo francese è volta a permettere
l'esecuzione della decisione amministrativa
e nazionale d'espulsione adottata nei confronti
di uno straniero anche nel caso in cui egli
si trovi nel frattempo in un altro Stato
membro. L'adozione della direttiva e la
sua formulazione attuale potrebbero apparire
di primo acchito sostenibili, in quanto
si eviterebbe, all'interno degli Stati membri,
la circolazione incontrollata di stranieri
colpiti da ordine di espulsione; sembrerebbe
inoltre conforme, sempre a prima vista,
alle conclusioni del Consiglio europeo di
Tampere (ottobre 1999) intese a migliorare
la gestione dei flussi migratori. Tuttavia,
esaminando in modo più accurato il
testo e la sua base giuridica, e il contesto
politico e mediatico nel quale si svolge
nei nostri Stati membri il dibattito sull'immigrazione,
e il modo in cui vengono prese le decisioni
in materia, la proposta rivela, oltre alle
lacune giuridiche, tutta la sua ambiguità,
approssimazione, e finanche la fretta con
cui è stata preparata.
Se la
Comunità intende veramente creare
uno spazio di libertà, sicurezza
e giustizia, bisogna che le decisioni vengano
prese in favore di entrambe le parti e che
non mirino soltanto ad una politica di sicurezza
che impedisca allo straniero - considerato
un pericolo potenziale o reale - di godere
delle libertà realmente garantite;
in sostanza, che la parola giustizia non
sia una parola vana. Al contrario, si ha
a volte l'impressione che, affinando e rendendo
più efficaci gli strumenti giuridici
ed amministrativi, le nostre società
si stiano trasformando, consciamente o meno,
in società d'esclusione e d'espulsione
in senso proprio e figurato.
2.
La commissione per le petizioni presta attenzione
anche alle sofferenze umane.
La commissione
per le petizioni è attenta ai bisogni
delle persone anche ove si tratti di un
cittadino di un paese terzo. Attraverso
le numerose petizioni che essa riceve da
parte dei cittadini extracomunitari minacciati
o colpiti da ordine di espulsione, ha acquisito
un'esperienza "sul campo" di una
tragica e dolorosa umanità delle
situazioni che questi uomini, donne e bambini
si trovano ad affrontare nel momento in
cui entrano all'interno dello spazio ben
custodito della nostra Comunità ed
hanno, per una ragione o per un'altra, a
che fare con le maglie dell'amministrazione.
Tale approccio umano - dal quale non bisogna
mai discostarsi quando si affronta il problema
dell'immigrazione - non ci impedisce di
analizzare senza pregiudizi gli aspetti
giuridici e politici di un tema così
complesso. E' risaputo d'altronde che all'interno
della Comunità esistono due diverse
correnti, esasperate dai media e tra le
quali è difficile operare una scelta:
da un lato vi è la consapevolezza
che il deficit demografico, a volte molto
accentuato, renderà indispensabile,
a breve scadenza, un massiccio ricorso all'immigrazione,
al fine di evitare il declino economico,
sociale e umano della nostra vecchia Europa
invecchiata. Agli antipodi di tale visione
che considera l'immigrazione una sfida ma
anche un'opportunità, si staglia
l'altra, tutti coloro i quali si intimoriscono
e paventano all'idea di "quest'orda
di barbari che arrivano per approfittare
del nostro benessere e distruggere la nostra
civiltà e la nostra cultura".
Le due tesi si intersecano e si respingono
a seconda delle circostanze, dei paesi,
e delle situazioni politiche interne: "Non
bisogna privilegiare un certo tipo di immigrazione
in funzione della religione professata,
e pertanto discriminare alcuni immigrati
che professano una determinata religione?"
Una simile problematica divide in questi
giorni l'opinione pubblica di uno Stato
membro. In un altro paese si sentono discorsi
del tipo: Il nostro paese è terra
d'immigrazione? E la nostra cultura non
deve rimanere una cultura di riferimento
per tutti (Leitkultur)? E in un altro ancora
si dibatte: I centri d'accoglienza dei profughi
e degli immigrati passibili d'espulsione,
non devono essere gestiti da privati che
seguano criteri di convenienza economica?
Altri intenderebbero passare a dati di fatto
seguendo l'esempio di un paesino di uno
Stato membro in cui, nell'estate del 2000,
per giorni e giorni a furor di popolo è
stata data la caccia agli immigrati clandestini.
E si potrebbe andare avanti con gli esempi
3.
Lacune e difetti della direttiva.
Il principale
difetto della direttiva consiste nel fatto
che invece di introdurre una normativa europea
uniforme in materia d'immigrazione (le cui
varie parti riguarderebbero la politica
d'asilo, i visti, la libera circolazione,
la lotta all'immigrazione clandestina -
e agli schiavisti che la sfruttano - la
politica di regolarizzazione, quella d'integrazione
e di accoglienza), si assiste a tentativi
di utilizzare il diritto comunitario come
strumento per una eccessiva attività
delle norme amministrative nazionali d'espulsione
in seno ad altri Stati membri.
Benché
competa ai giuristi svelare i difetti della
direttiva, che ci venga per lo meno permesso
di evidenziare in questa sede alcune perplessità
che esistono all'interno della nostra commissione
e gli interrogativi che essa si pone sulla
coerenza giuridica e sul fondamento della
stessa direttiva.
Perché
utilizzare come base giuridica soltanto
l'articolo 163 del Trattato CEE e non ricorrere
anche alle norme del Trattato sull'Unione?
Come
comportarsi con le decisioni d'espulsione
che sono oggetto di un ricorso giuridico
ancora pendente; la decisione amministrativa
d'espulsione deve essere attuata anche quando
gli organi giurisdizionali si sono pronunciati
in modo contrario?
Lo Stato
in cui si trova lo straniero colpito da
ordine d'espulsione può esaminare
che essa non violi la Carta comunitaria
dei diritti fondamentali o la conformità
con la Convenzione europea dei diritti dell'uomo,
o ancora quella di Ginevra sullo status
dei rifugiati?
Può
lo Stato che accoglie l'immigrato passibile
d'espulsione, in determinati casi, respingerne
l'attuazione? Può al contrario riconoscergli
lo status di rifugiato politico?
Non si
corre il rischio che alla fine sia la legislazione
più severa e restrittiva, applicata
in modo solenne e fiscale, ad essere applicata
in maniera uniforme all'interno dell'Unione
sulla base di una legge di Gresham non scritta,
per la quale la legge cattiva "prevale"
sulla buona?
4.
Centri d'accoglienza o di detenzione?
Che ci
sia permesso, in virtù del duro privilegio
della nostra commissione nell'aver accesso
alla testimonianza diretta delle sofferenze
umane, di richiamare brevemente l'attenzione
sui centri d'accoglienza nei quali vengono
parcheggiati i candidati all'espulsione
o i richiedenti asilo. Utilizzando una sfumatura
semantica che meglio definisce la realtà
e la rende meno ipocrita, si dovrebbe parlare
di centri di detenzione. Tuttavia, a differenza
dei nostri istituti di detenzione, tali
strutture non hanno né leggi né
regole. Per ironia della sorte, la legge
sull'immigrazione del 1998 di uno Stato
membro precisa che gli stranieri devono
essere accolti in centri che assicurino
prestazioni di tipo alberghiero; laddove
in un altro Stato membro - al quale le ONG
e gli avvocati non possono accedere - si
dibatte la possibilità di affidare
tali centri a dei privati. Assisteremo un
giorno ad una classificazione di questi
"lager" a cui verranno concesse
le due o tre stelle? È proprio un
bel edificio quello che stiamo contribuendo
a costruire, una bella "fortezza Europa"
alla quale si accede con difficoltà,
e quasi sempre alla chetichella, e i cui
ponti levatoi si alzano solo dall'interno
verso l'esterno per espellere le persone
non desiderate! Che scenario offriamo al
resto del mondo dei valori umanitari e universalisti
che abbiamo conquistato e ostentato a seguito
di tante lotte politiche e sociali, e dei
quali la Carta europea dei diritti fondamentali
dovrebbe costituire il coronamento e il
perfezionamento? Dei valori in base ai quali
il Presidente dell'Assemblea parlamentare
del Consiglio d'Europa, Lord Russel-Johnston,
ha affermato che l'Umanità non ha
nazionalità?
5.
Un'iniziativa inopportuna da respingere
La politica
"immigrazione zero" e la riduzione
del diritto di asilo (spesso in violazione
delle convenzioni internazionali) alimentano
l'immigrazione clandestina più esposta
allo sfruttamento, oltre a quella che viola
qualsiasi norma, il che comporta gravi e
reali minacce per l'ordine pubblico e la
sicurezza nazionale che costringono al ricorso
alla decisione d'espulsione. È proprio
all'interno di questo circolo vizioso e
perverso, in cui ogni fase provoca, rinforza
e giustifica l'altra, che prepariamo il
terreno per tali decisioni.
La nostra
commissione ritiene innanzitutto che ogni
normativa in materia d'immigrazione dovrebbe
essere proposta dalla Commissione europea,
che ne possiede storicamente la competenza,
e che è in grado di esercitarla con
responsabilità tenendo conto della
coerenza globale dell'edificio comunitario
di cui essa è il guardiano istituzionale.
Ciò eviterebbe la spiacevole impressione
che le iniziative degli Stati che esercitano
la presidenza procedano "a singhiozzo",
e che il Parlamento debba ergersi a giudice
della politica, del diritto e della morale,
per respingere la normativa proposta. D'altronde
questo è quello che propone la vostra
relatrice, confortata dal parere dei coordinatori
dei gruppi politici, e dai discorsi molto
saggi pronunciati davanti alla commissione
per le petizioni dall'on. Nassauer, relatore
per merito della commissione per le libertà.
CONCLUSIONI
La commissione
per le petizioni, sulla base delle seguenti
considerazioni:
- considerando
le numerose petizioni indirizzate al Parlamento
europeo da parte dei cittadini extracomunitari
minacciati o colpiti da decisioni di espulsione,
- essendo
consapevole che l'Unione ha il dovere di
elaborare un insieme di misure in materia
d'immigrazione che tengano conto del declino
demografico e dell'invecchiamento della
popolazione,
- tenendo
conto della Carta europea dei diritti fondamentali
e ricordando la sua decisione del 14 novembre
2000 in materia (doc. A5-0325/2000),
- essendo
consapevole che l'Unione intende ed ha l'obbligo
di rimanere, di fatto, uno spazio di libertà,
sicurezza e giustizia,
- ritenendo
che le decisioni d'espulsione debbano essere
inquadrate dal diritto comunitario ed integrarsi
in un insieme coerente di disposizioni giuridiche
corrette e politicamente accettabili, che
non privilegino soltanto l'aspetto repressivo,
- non
ignorando che gli stranieri in attesa d'espulsione
vengono sistemati in centri d'accoglienza
in condizioni spesso disumane,
- rammentando
il potere d'iniziativa legislativa detenuto
dalla Commissione europea,
- ritenendo
l'iniziativa del governo francese inopportuna
sia sul piano politico che su quello giuridico,
culturale e umano,
invita
la commissione per le libertà e i
diritti dei cittadini, la giustizia e gli
affari interni, competente per il merito,
a includere nella proposta di risoluzione
che approverà i seguenti emendamenti:
EMENDAMENTO
1
Progetto
di risoluzione legislativa - Paragrafo 1
1. respinge
l'iniziativa della Repubblica francese;
Motivazione
Una grande
maggioranza dei membri della commissione
ritiene che il Parlamento europeo dovrebbe
respingere la proposta di direttiva del
governo francese in quanto inopportuna sul
piano sia politico che giuridico, culturale
e umano.
EMENDAMENTO
2
Progetto
di risoluzione legislativa - Paragrafo 2
2. invita
la Repubblica francese a ritirare la sua
iniziativa;
Motivazione
Una grande maggioranza
dei membri della commissione ritiene che
il governo francese dovrebbe ritirare la
sua iniziativa giacché tutto ciò
che riguarda l'immigrazione merita di essere
esaminato contestualmente a un'impostazione
globale e muovendo da un'iniziativa della
Commissione europea.
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