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INTERROGAZIONE
SCRITTA
di
Luciana Sbarbati (ELDR) alla Commissione
Oggetto: Sicurezza
sul lavoro.
Secondo
Eurostat (31\3\2000) tra il '94 e il '96,
nell'UE il rischio di incidenti sul lavoro
è diminuito del 7% (quelli mortali
del 13%); per gli uomini l'incidenza è
tre volte superiore; le aziende con più
di 250 dipendenti risultano più sicure.
Nel 1998 si sono registrati 4,7 milioni
di incidenti di cui 5.476 mortali. Stando
a queste stime, ogni anno nell'UE i costi
complessivi (spese mediche, retribuzione
obbligatoria per il periodo di malattia,
l'indennità versata per invalidità
permanente o per decesso) arrivano a quasi
20 miliardi di euro. Per non parlare del
costo sociale di questi incidenti (assistenza,
riabilitazione, reinserimento ove possibile,
ecc.).
Solo
in Italia si contano in media 3 morti sul
lavoro al giorno (senza gli incidenti domestici,
quelli non denunciati in conseguenza del
lavoro nero o quelli occorsi sulle strade
a chi viaggia per lavoro). L'Agenzia europea
per la sicurezza e la salute sul lavoro
sta cercando di dimostrare che attuare provve-dimenti
in questi settori può contribuire
ad aumentare l'idoneità al lavoro
e diminuire i costi delle assicura-zioni
obbligatorie che le imprese sono tenute
a sottoscrivere a dimostrazione del fatto
che la sicurezza paga. - Si chiede alla
Commissione se oltre al ruolo legislativo
- che tutela il lavoratore sul piano sociale
e il datore di lavoro sul piano economico
- non sia il caso di rafforzare il ruolo
non legislativo dell'UE con pubblica-zione
di materiale informativo, promozione di
studi comparativi, una maggiore formazione
dei lavoratori e dei datori di lavoro.
La settimana
europea per la sicurezza e la salute sul
lavoro che si svolgerà in autunno
a conclusione di una campagna di informazione
cui aderiranno tutti gli Stati membri, la
Commissione europea e il Parlamento, i sindacati
e le associazioni dei datori di lavoro potrebbe
rappresentare un valido inizio.
- Si
chiede alla Commissione se non sia sbagliato
accettare l'esistenza di differenze nei
livelli minimi di sicurezza tra Stati membri
o per dimensioni dell'azienda. Infatti,
se si capisse esattamente quali sono le
competenze dell'UE e quali quelle degli
Stati membri, gli obiettivi comunitari sarebbero
meglio definiti e l'attuazione demandata
agli Stati membri potrebbe essere regolata
da controlli e verifiche periodiche da parte
delle autorità incaricate.
- E se
non sia il caso di dare più spazio
alle questioni relative alla salute e alla
sicurezza sul lavoro nei futuri orientamenti
sull'occupazione basandosi sull'analisi
delle pratiche migliori tra quelle seguite
negli Stati membri.
RISPOSTA
Risposta del Commissario
Diamantopoulou a nome della Commissione
(28
giugno 2001)
La Commissione
condivide pienamente la preoccupazione dell'Onorevole
Parlamentare circa la situazione degli infortuni
sul lavoro nella Comunità.
Nondimeno,
gli ultimi dati disponibili che risalgono
al 1998 dimostrano che prosegue la tendenza
al miglioramento a livello europeo, sia
per quanto riguarda il tasso di incidenza
degli infortuni sul lavoro con assenza superiore
a tre giorni (4.089 infortuni per 100.000
lavoratori occupati nel 1998, rispetto a
4.229 casi nel 1996 e 4.539 nel 1994), che
per il tasso di incidenza degli infortuni
sul lavoro mortali (5,0 infortuni mortali
per 100.000 lavoratori occupati nel 1998,
rispetto a 5,3 nel 1996 e 6,1 nel 1994,
ivi compresi gli incidenti automobilistici
e gli incidenti a bordo di altri mezzi di
trasporto, verificatisi durante l'attività
lavorativa). Questi indicatori statistici
dimostrano che l'applicazione a livello
europeo della legislazione comunitaria in
materia di protezione della salute e della
sicurezza dei lavoratori sul luogo di lavoro
ha avuto conseguenze positive per quanto
riguarda il miglioramento delle condizioni
di lavoro, riducendo il tasso di incidenza
degli infortuni. Pertanto è chiaro
che le disposizioni, quando sono applicate
correttamente, migliorano le condizioni
di salute e di sicurezza dei lavoratori.
La Commissione
ritiene che le azioni non legislative siano
fondamentali per l'applicazione corretta
ed efficace della legislazione europea in
materia di protezione della salute e della
sicurezza dei lavoratori sul luogo di lavoro.
A questo proposito, il programma comunitario
nel settore della sicurezza, dell'igiene
e della salute sul luogo di lavoro (1996-2000)
prevede diverse misure non legislative.
Azioni di orientamento sotto forma di "guide
non vincolanti", in particolare per
far fronte alle esigenze delle piccole e
medie imprese (PMI), azioni di informazione,
di istruzione e di formazione, nonché
studi sull'evoluzione dell'ambiente professionale,
ad esempio l'emergenza di nuovi rischi per
la salute e la sicurezza quali lo stress,
le patologie muscolo-scheletriche, il lavoro
ripetitivo, la violenza sul luogo di lavoro,
i problemi psicosociali o le nuove forme
di lavoro quali il telelavoro. Peraltro
la Commissione, sensibile a questo aspetto,
ha sostenuto sin dal 1992 diverse iniziative
di sensibilizzazione presso vari partner
sociali, a livello europeo e in stretta
collaborazione con gli Stati membri, per
rendere più efficaci le misure adottate
in questo settore. A titolo di esempio,
citiamo:
- l'anno
europeo per la salute e la sicurezza sul
luogo di lavoro nel 1992;
- le
azioni PRevent a livello delle PMI nell'ambito
del progetto del programma SAFE (Safety
Action For Europe) del 1997 e 1998, il cui
proseguimento sarà la nuova iniziativa
a favore delle piccole e medie imprese dotata
di una linea di bilancio specifica e gestita
dall'Agenzia europea per la sicurezza e
la salute sul luogo di lavoro di Bilbao;
- diverse
settimane europee la cui organizzazione
spetti adesso all'Agenzia europea di Bilbao.
Nel 2000 la settimana europea ha avuto come
oggetto le patologie muscolo-scheletriche
e nell'ottobre 2001 avrà come tema
la prevenzione degli infortuni sul lavoro;
- diverse
pubblicazioni sono state inoltre promosse
dalla Commissione, quali un manuale di audit
interno per le PMI , guide sullo stress
legato all'attività lavorativa, raccomandazioni
sui valori limite di esposizione agli agenti
chimici, guide per la formazione nei settori
a rischio, ovvero risultati della ricerca
nelle industrie della CECA (carbone e acciaio),
per promuovere una migliore conoscenza e
la formazione di tutti i partner sociali.
La Commissione
ritiene che spetta agli Stati membri promuovere
e garantire un'applicazione corretta ed
efficace delle disposizioni nazionali per
il recepimento delle direttive comunitarie.
Parimenti
la Commissione si preoccupa del fatto che
possano esistere differenze fra gli Stati
membri per quanto riguarda i livelli minimi
di sicurezza ed è sempre disposta
ad esaminare questo tipo di situazioni,
nel rispetto delle competenze conferitele
dai trattati.
La Commissione
condivide pienamente il parere dell'Onorevole
Parlamentare sulla necessità di rafforzare
le questioni relative alla salute e alla
sicurezza sul lavoro nella politica dell'occupazione
e fa osservare che la nuova linea 14c) delle
linee direttrici per le politiche dell'occupazione
degli Stati membri nel 2001, è destinata
a questo obiettivo.
Infine,
si attira l'attenzione dell'Onorevole Parlamentare
sul fatto che una nuova strategia comunitaria
in materia di sicurezza e di salute sul
luogo di lavoro è in corso di elaborazione.
Questa
strategia definirà il contesto delle
azioni future per un continuo miglioramento
della qualità del lavoro e quindi
delle condizioni di salute e di sicurezza
dei lavoratori europei.
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