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INTERROGAZIONE SCRITTA

di Luciana Sbarbati (ELDR) alla Commissione

Oggetto: Smaltimento dei rifiuti: salute pubblica e impatto ambientale.

In Italia il problema dello smaltimento dei rifiuti sta crescendo in maniera esponenziale. Per fronteggiare l'allarme igienico sanitario di alcune regioni, si è ipotizzato il trasferimento dei rifiuti alle regioni limitrofe. Alla regione Marche é stato chiesto di farsi carico di 30.000 tonnellate di rifiuti provenienti dalla Campania.

Anche in Europa si trasferiscono rifiuti tossici da un paese all'altro, permettendo l'attraversamento degli insediamenti urbani da parte dei convogli utilizzati per il loro trasporto. Si autorizza l'interramento di ingenti quantitá di rifiuti di ogni tipo senza quantificarne il danno per le falde acquifere e per la salute delle popolazioni; i controlli preventivi sono insufficienti e le disinfezioni cui si è fatto ricorso per i casi di afta epizootica sono avvenute senza alcun coordinamento nei diversi Paesi UE.

In questa situazione "ai limiti", si mettono seriamente a repentaglio il diritto alla salute dei cittadini e la tutela dell'ambiente.

Si chiede quindi alla Commissione di spiegare se intende:

- incrementare le azioni di sensibilizzazione e gli scambi di buone pratiche per contribuire al miglioramento della situazione rifiuti anziché limitarsi a produrre atti legislativi che si rivelano inefficaci;

- sollecitare la raccolta differenziata incoraggiando e sostenendo la ricerca e l'industria per il riciclaggio di rifiuti per ottenere la loro trasformazione in materie prime o fonti energetiche alternative;

- prevedere sanzioni per coloro che, alimentando le ecomafie, piuttosto che agire concretamente per la soluzione del problema trasferiscono responsabilitá su altri o speculano commercializzando certi tipi di "scorie" e punire chi, pur di beneficiare degli aiuti, trasferisce materiali pericolosi da un paese all'altro, mettendo a repenataglio la salute dei cittadini e provocando danni ambientali.

RISPOSTA
Risposta dalla signora Wallström a nome della Commissione
(26 luglio 2001)

La normativa comunitaria in materia di rifiuti attribuisce agli Stati membri un insieme di poteri e di obblighi destinati a favorire un'effettiva protezione dell'ambiente. Ai sensi della direttiva 75/442/CEE del Consiglio, del 15 luglio 1975, relativa ai rifiuti, gli Stati membri devono assicurare che i rifiuti siano smaltiti e trattati senza pericolo per la salute dell'uomo e senza recare pregiudizio all'ambiente. Inoltre la direttiva impone agli Stati membri di costituire un'adeguata rete integrata di impianti di smaltimento e di rilasciare alle imprese che effettuano la gestione dei rifiuti apposita autorizzazione previa iscrizione in albi specifici.

Per garantire il rispetto degli obblighi e degli obiettivi previsti dalla direttiva, gli Stati membri devono elaborare piani di gestione dei rifiuti nei quali devono essere indicati il tipo, la quantità e l'origine dei rifiuti, i requisiti tecnici generali, tutte le disposizioni relative a specifiche tipologie di rifiuti ed i siti o gli impianti adatti per lo smaltimento. Le spedizioni di rifiuti pericolosi sono soggette a procedure di controllo rigorose, secondo quanto previsto nel regolamento (CEE) n. 259/93 del Consiglio, del 1º febbraio 1993, relativo alla sorveglianza e al controllo delle spedizioni di rifiuti all'interno della Comunità europea, nonché in entrata e in uscita dal suo territorio.


In particolare, ai sensi del regolamento, gli Stati membri hanno il potere di controllare l'esportazione e l'importazione nella Comunità dei rifiuti destinati ad operazioni di smaltimento. La raccolta differenziata è attualmente obbligatoria per gli oli esausti, ai sensi della direttiva 75/439/CEE del Consiglio, del 16 giugno 1975, concernente l'eliminazione degli oli usati , per i rifiuti di imballaggio, nella misura in cui dovranno essere conseguiti gli obiettivi posti dalla direttiva 94/62/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 1994, sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, e per le batterie, oggetto della direttiva 91/157/CEE del Consiglio, del 18 marzo 1991, relativa alle pile ed agli accumulatori. La raccolta differenziata è anche uno degli obiettivi della proposta della Commissione sui rifiuti delle apparecchiature elettriche e elettroniche. Inoltre, per incentivare la raccolta differenziata, gli Stati membri possono ricorrere a strumenti economici, quali ad esempio misure di carattere fiscale o sistemi di deposito cauzionale obbligatorio, purché siano compatibili con le regole del mercato interno.


Oltre alle proposte di interventi normativi, la Commissione ha avviato diverse iniziative di sensibilizzazione e scambi di buone pratiche. Nel quadro del programma LIFE è possibile finanziare progetti innovativi per il miglioramento della raccolta differenziata ed il riciclaggio dei rifiuti. Al fine di favorire lo scambio di informazioni sulle migliori pratiche sono stati organizzati vari seminari, tra cui un workshop tenuto a Sorrento nel 1996 e dedicato prevalentemente alla situazione in Campania. La Commissione ha pubblicato un manuale di buone pratiche sulla raccolta differenziata ed il compostaggio , destinato in particolar modo ai paesi dell'Europa meridionale, nei quali il compostaggio ha notevoli potenzialità. A questo proposito un manuale estremamente utile è stato predisposto in Italia dall'Agenzia nazionale per la protezione dell'ambiente.

Gli atti comunitari in materia ambientale stabiliscono gli obblighi specifici di cui gli Stati membri devono garantire il rispetto all'interno dei rispettivi ordinamenti e dettano il quadro normativo necessario ad affrontare il problema del trattamento illegale dei rifiuti. Tuttavia gli Stati hanno la responsabilità e l'obbligo non soltanto di assicurare il corretto recepimento delle direttive comunitarie in materia di protezione ambientale nel diritto nazionale, ma anche di garantirne il controllo e l'effettiva attuazione mediante la previsione di sanzioni efficaci che esercitino un effetto deterrente e combattano il trattamento illegale dei rifiuti. Da parte sua la Commissione continua a controllare l'applicazione del diritto comunitario e ha avviato numerose procedure di infrazione nei confronti degli Stati membri per mancata attuazione o non corretta applicazione della normativa comunitaria in materia di rifiuti.

Il Sesto programma di azione per l'ambiente della Comunità europea "Ambiente 2010: il nostro futuro, la nostra scelta", che copre il periodo 2001-2010 , prevede espressamente che " il crimine ambientale [deve essere combattuto] con vigore …".

Nell'ambito delle azioni intraprese a norma del primo pilastro del trattato, il 13 marzo 2001 la Commissione ha adottato una proposta di direttiva del Parlamento e del Consiglio relativa alla protezione dell'ambiente attraverso il diritto penale. La proposta dovrebbe garantire un'applicazione più efficace del diritto comunitario a tutela dell'ambiente, prescrivendo un insieme minimo, valido per tutta la Comunità ed applicabile in ciascuno Stato membro, di fattispecie che integrano gli estremi del reato ambientale. In particolare la proposta contiene alcune disposizioni che riguardano il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti.

Se da un lato la Commissione si adopera per raccogliere le informazioni più attendibili sull'esistenza e sull'ampiezza del fenomeno delle "ecomafie", dall'altro inviterà gli Stati membri, nel quadro della cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale (Titolo VI del trattato UE) ad affiancare alla proposta di direttiva idonee misure che stabiliscano pene minime applicabili in tutti gli Stati membri e prevedano l'estradizione fra Stati membri dei responsabili di reati contro l'ambiente.

 

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