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  INTERROGAZIONI

INTERROGAZIONE SCRITTA E-3665/00

di Luciana Sbarbati (ELDR) alla Commissione
(16 novembre 2000)

Oggetto: Tutela dei posti di lavoro in aziende beneficiarie di contributi statali e comunitari.

Secondo quanto stabilito nel trattato CE (articolo 136), gli Stati membri hanno come obiettivi la promozione dell'occupazione, il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, una protezione sociale adeguata e il dialogo sociale per conseguire un livello occupazionale elevato e duraturo e la lotta all'emarginazione. Obiettivi, questi, riportati anche nel dettato della Carta comunitaria dei diritti fondamentali dei lavoratori del 1989.

Ciò premesso, in Europa, nonostante il PE abbia votato lo scorso anno risoluzioni in favore dei lavoratori, è sempre più frequente il ricorso al licenziamento collettivo e alla cassa integrazione da parte di aziende che non presentano difficoltà economiche ma che, in alcuni casi, distribuiscono ai loro azionisti utili raddoppiati (si ricordano i casi più recenti: Renault Vilvorde, Michelin, Goodyear, Carrier, Miliani, Telecom). Le scelte strategiche (delocalizzazione, piani di ristrutturazione, privatizzazione, ecc.) di mercato si rivelano socialmente irresponsabili e penalizzano soprattutto le categorie più deboli, i lavoratori più anziani e le donne.
Questa logica non dovrebbe essere autorizzata nelle aziende che hanno ricevuto aiuti di Stato (sgravi fiscali, accesso a finanziamenti agevolati, incentivi all'occupazione) e che hanno beneficiato di fondi europei.

In presenza di direttive (75/129/CE(1) modificata dalla 92/56/CE(2)) sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative ai licenziamenti collettivi, (94/45/CE(3)) sull'istituzione di un comitato aziendale europeo o di una procedura di informazione e alla consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di interesse di dimensioni comunitarie nonché della Proposta della Commissione su un quadro generale relativo all'informazione e alla consultazione dei lavoratori, quali iniziative intende promuovere la Commissione per far sì che le aziende siano vincolate a un comportamento favorevole all'occupazione?

(1) GU L 48 del 22.2.1975, pag. 29.
(2) GU L 245 del 26.8.1992, pag. 3.
(3) GU L 254 del 30.9.1994, pag. 64

RISPOSTA E-3665/00IT
Risposta del Commissario Diamantopoulou
a nome della Commissione
(21 febbraio 2001)

La Commissione vigila, conformemente ai compiti che le sono conferiti dal trattato CE, sulla corretta applicazione del diritto comunitario, in particolare delle direttive citate dall'onorevole deputato e delle norme in materia di aiuti di Stato.

Occorre tuttavia sottolineare che, per quanto riguarda le direttive in materia di informazione e di consultazione dei lavoratori, spetta in primo luogo alle autorità nazionali assicurare il rispetto delle norme nazionali che le recepiscono.

La Commissione ritiene che l'adozione rapida della sua proposta di direttiva intesa a stabilire un quadro generale sul diritto all'informazione e alla consultazione dei lavoratori della Comunità faciliterà la realizzazione concordata tra le parti sociali delle operazioni di ristrutturazione delle imprese, nonché, in generale, il processo di cambiamento e di adattamento dell'industria europea all'evoluzione delle condizioni del mercato.

In materia di controllo degli aiuti, solo certe categorie di aiuti (in particolare quelli all'occupazione e gli aiuti regionali) possono essere soggette a condizioni in termini di creazione o di mantenimento di posti di lavoro. Altri aiuti, in particolare quelli per il salvataggio e la ristrutturazione, possono invece essere soggetti alla condizione di una riduzione dell'occupazione, per assicurare la redditività dell'impresa e quindi il mantenimento dei rimanenti posti di lavoro. Tali aiuti possono essere accompagnati da aiuti per attività di formazione, di consulenza e di assistenza pratica nella ricerca di un'altra occupazione, di aiuto al reinserimento e di formazione professionale, nonché di assistenza ai lavoratori che desiderano intraprendere una nuova attività. La Commissione esprime sistematicamente un parere favorevole su questo tipo di misure.

 

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